Ospiti Storici

Portofino, a World apart
    22
    February 2016

    Il grande musicista Victor de Sabata.

    Il grande musicista Victor de Sabata, nato a Trieste nel 1892, direttore dell’orchestra scaligera, accademico di Santa Cecilia, decorato con la medaglia d’oro dei benemeriti della cultura e dell’arte della città di Milano e insignito di moltissime onorificenze italiane e straniere. Nel 1947 ebbe un terribile infarto in America per il superlavoro.  Scelse allora di passare una lunga convalescenza a Santa Margherita Ligure e Portofino per il suo clima mite e poi la elesse come sua residenza. Qui, fu molto vicino al giovane pianista Piero Lo Faro.  Lo incoraggiò, riconoscendo il suo talento, e fu presente molti suoi concerti.

    Persona dal comportamento principesco e con la distinzione del gran signore, Victor de Sabata, soleva spesso visitare l’amico Piero nella sua bella villa e amava fare passeggiate sulla strada di Portofino. De Sabata abitava in una suite dell’albergo Metropole e gli ultimi tempi all’ albergo Regina Elena dove si recava a curarlo e a confortarlo il suo grande amico, il dottor Ettore Alberti.

    Morì nella Casa di Salute Villa Attilia nel dicembre 1967.

    Victor De Sabata
    1892 – 1967

    Portofino, un Mondo a parte.

    10
    February 2016

    Il filosofo Nicola Abbagnano a Portofino.

    Parlare di Nicola Abbagnano significa anche, in qualche modo, parlare di Portofino e di Santa Margherita Ligure, città che scelse come una seconda dimora e che dimostrò d’amare a tal punto di lasciar scritto di volervi esser sepolto. Abbagnano ere una rondine che ogni estate, tornava dalle nebbie padane in questa città per gioire del suo mare, del verde delle sue colline, del clima e, forse, anche di quel tramonto indimenticabile che André Gide chiamava l’heure bleu (l’ora blu), quel magico momento che dura pochi attimi, in cui tutto l’ambiente, compresa l’aria si colora di un tenue azzurrino. Un’atmosfera di poesia che, certo, Abbagnano gradiva.

    Lui, che vibrava di una soavità che si esprimeva con i suoi occhi chiari, pieni di luce e col sorriso abbozzato sulle labbra. Osservandolo, proprio per la sua figura raffinata e bonaria, sembrava un poeta, un sognatore più che un filosofo immerso nella severità degli studi. In effetti, un’ondata di poesia attraversò tutta la sua opera. In un’intervista rilasciata dieci anni fa a Santa Margherita, alla domanda se si sentiva più ottimista che pessimista rispose: «Come ogni persona di buon senso, mi sforzo di essere un realista. E dico a me stesso: “Cerchiamo di vedere dove sono i pericoli e dove stanno le cose buone. Diamo forza agli elementi positivi della vita”. Non voglio entrare nei merito dei suo pensiero; altri l’hanno fatto e lo faranno con argomentazioni scientifiche e culturali. Ma, nella concezione della vita di Abbagnano, v’era una segreta venatura di religiosità che faceva distinguere il suo “esistenzialismo” che chiamava “positivo” da quella scienza trionfante e da quella pura tecnica che non trova nessi logici e dialettici nella filosofia.

    01
    December 2013

    Durand De la Penne, ammiraglio simbolo di Portofino.

    Subito dopo l’ingresso dei piccolo cimitero di Portofino, posto in uno dei luoghi più belli dei mondo, si vede a sinistra un busto dell’eroe di Alessandria d’Egitto, l’ammiraglio Durand De la Penne, Medaglia d’oro al Valor Militare. E’ stato donato dai portofinesi in onore e memoria e scolpito da Lorenzo Cascio – artista presente con il suo studio in Piazzetta  sulla destra, prima di salire verso la Chiesa di San Giorgio.

    Visto di profilo, il busto ci dà l’esatta impressione del temperamento volitivo dell’uomo con quello sguardo deciso che ci fa ricordare la fredda risoluzione con la quale egli seppe realizzare l’affondamento, ad Alessandria d’Egitto, della corazzata inglese “Vaillant”.

    I suoi stessi avversari ne riconobbero appieno l’eroismo.

    Simbolicamente posto in un luogo dal quale si domina il mare quel busto sta a significare l’affetto di un’intera popolazione per un uomo che ha rischiato la vita nel mare che è sempre stato l’elemento essenziale della vita portofinese.

    Luigi Durand De la Penne
    1914 – 1992

    Portofino, un Mondo a parte.

    17
    November 2011

    Portofino e le “macchiette” di Erminio Macario.

    “II tamburo principal della banda d’Affori, che comanda cinquecento- cinquanta pifferi..”. Le note della popolare canzone contribuirono a rendere effervescente quella serata del 16 agosto di ventun anni fa, quando, in una stracolma piazza dei municipio, veniva assegnata la cittadinanza onoraria di Santa Margherita Ligure a Erminio Macario che, benché piemontese di nascita, era sammargheritese per adozione, avendo scelto questa città come dimora, risiedendo prima in una villa di Via del Sole – strada che ospita anche un illustre personaggio dello sport – poi in un appartamento dei centro.

    Per oltre cinquant’anni Macario aveva calcato le scene dei teatri di tutt’ Italia con un genere di spettacolo oggi scomparso e completamente dimenticato: la rivista. Per decenni fu un comico allo stato puro, uno dei pochissimi capiscuola del teatro di questo secolo, un attore dotato di una personalità ed un intuito davvero eccezionali.  Nello spettacolo era un professionista preparato, ma, soprattutto, un comico poeta, perchè le sue ingenue e disarmanti battute erano dolci ed entusiasmavano le platee. E’ difficile parlare dell’uomo di spettacolo senza scindere la sua personalità. Fuori dalle scene, nella vita di tutti i giorni, l’attore poteva sembrare scontroso.  Ma non era così. Tolta la scorza, ritornava il personaggio pubblico di sempre pronto alla battuta scherzosa. Come ha amabilmente scritto di lui la giornalista Serena Bassano, Macario “era impastato di teatro, nato per il palcoscenico, e su di esso vissuto e, quasi, morto”.

    12
    November 2010

    Lo statista Henry Herbert a Portofino.

    Quando nel lontano 1870 lo statista Henry Herbert, quarto conte di Carnarvon e padre del futuro scopritore della tomba di Tutankhamen, percorreva a dorso di mulo il sentiero che da Santa Margherita, attraversando Nozarego, va a Portofino (la carrozzabile era ancora a venire), non poteva sapere che anche a lui stava per toccare una scoperta importante, almeno per sé e per tutti gli appassionati dell’ambiente.

    Portofino, che un giorno immodestamente e con tanto di targa all’ingresso si autodefinirà «perla del mondo», era allora un piccolo borgo di pescatori sovrastato da un antico castello smilitarizzato alla fine delle guerre napoleoniche e ormai in stato di abbandono.

    Ritenendo quel paesaggio unico al mondo Carnarvon decise di costruire sul crinale del monte una grande villa, l’Altachiara, che da una parte si affacciava su Portofino e dall’altra, a perdita d’occhio, sul Mar Ligure.

    Sollecitato dal suo esempio, Yeats Brown, allora console britannico a Genova, acquistò dal demanio i ruderi del castello di Portofino, mentre il fratello si assicurava quelli del contiguo castello di Paraggi.

    Entrambi furono restaurati e trasformati in magnifiche residenze private.

    08
    December 2009

    Truman Capote per “House of Flowers”.

    portofino-truman-capote

    Primavera 1953: su una Renault rossa fa il suo ingresso a Portofino lo scrittore Truman Capote, accompagnato da Jack Dunphy – suo compagna di vita –  e da una rumorosa coppia di cani. Insieme affittano un appartamento sopra il Ristorante Delfino, all’ultimo piano e con un gran terrazzo, e vi restano fino alla fine d’ottobre.

    Nato a New Orléans nel 1924. quando si concede questa lunga vacanza, Truman Capote è già un personaggio affermato, noto in patria per le sue doti di brillante scrittore, e poi per la sua vita sregolata e trasgressiva.

    Ha esordito nel 1948 con il romanzo “Altre voci, altre stanze“, seguito l’anno successivo da una raccolta di racconti intitolata “Un albero di notte” e, nel 1951, dal romanzo “L’arpa d’erba“. Inoltre ha già scritto per il teatro e per il cinema.

    A Portofino si reca con l’intenzione di lavorare con calma alla sceneggiatura di “House of flowers” e, al tempo stesso con il progetto di tentare di scrivere di nuovo dei racconti.

    Non poche sono però le distrazioni a fargli “sciupare” gran parte dell’estate. Convengono, quasi contemporaneamente, nel borgo di Portofino una schiera di amici e di celebrità.

    01
    December 2009

    L’encantadora Eva Perón a Portofino

    Fra gli ospiti di Portofino e soprattutto di Santa Margherita Ligure all’albergo Imperiale ricordiamo Eva Duarte Peron che fu moglie del dittatore argentino. L’encantadora dopo, un lungo viaggio in Europa, volle trascorrere qualche tempo in Liguria, particolarmente nella Riviera di Portofino, in quella Santa Margherita Ligure che aveva tanti legami con la sua patria.

    Non solo molte famiglie di questa cittadina erano emigrate in Argentina, ma anche erano tornate in Italia dopo aver fatto fortuna.

    Pertanto, quando Eva Peron venne in visita, una delegazione di sammargheritesi si recò a salutarla.

    Molte splendide residenze di Santa Margherita Ligure furono costruite dagli antenati di quelle persone delle quali moltissime avevano frequentato la scuola che dapprima si chiamava “Commerciale Pratica Cristoforo Colombo” e, in prosieguo “Guglielmo Marconi“, costruita con capitali di italo-argentini.

    Il ricevimento ebbe luogo negli splendidi saloni dell’albergo Imperiale.

    Eva Peron, prima di sposare il dittatore argentino, era una semplice donna che veniva dal popolo.

    Come è noto era una donna intelligente diventata la punta di diamante del capo dei descamisados. Sapeva trattare con tutti e farsi benvolere per il suo carisma eccezionale. Quando Eva lasciò Santa Margherita Ligure per non tornarci più – morì molto giovane cinque anni dopo- molti sammargheritesi mantennero di lei un ricordo ammirato e affettuoso.

    24
    November 2009

    Rex Harrison celebrò l’Oscar e fuggì per amore.

    portofino-rex-harrison

    Il grande attore statunitense Rex Harrison – nella foto con  Audrey Hepburn – brillante interprete dei film “My fair lady“, costruì una villa che gli costò $ 50.000 dei primi anni dopo la guerra sopra l’albergo Splendido di Portofino nel luogo dove, precedentemente, vi era un bunker nel quale i tedeschi avevano posto una batteria di cannoni.

    Andò là ad abitarvi con la moglie Lilly Palmer, un’attrice d’origine tedesca e, amante com’era della compagnia e delle allegre brigate, convocò mezza Hollywood a Portofino, dove furono ospiti all’albergo Splendido di Portofino Clark Gable, Jennifer Jones e David O. Selznik e moltissimi altri attori.

    Riportiamo un interessante aneddoto tratto dal libro di Antonio Nannicini “Lettera da Portofino”.

    Quando Harrison vinse l’Oscar, tornò a Portofino e volle rifesteggiare l’avvenimento con gli amici portofinesi a “La Gritta”, il celebre American bar che si affaccia sulla calata Marconi – punto di ritrovo a quei tempi – del jet-set internazionale che amava celebrare l’aperitivo godendo del tramonto di Portofino. Naturalmente si bevve a più non posso e nell’euforia del momento l’adorata statuetta finì in mare e ci volle il tuffo di un amico per recuperarla.

    17
    July 2009

    Michele Cascella, ambasciatore di Portofino.

    Portofino Michele Cascella

    Michele Cascella arrivò a Portofino negli anni 30, ma aveva già iniziato ad amare il borgo prima ancora di vederlo, grazie ai racconti di Salvator Gotta, che già vi viveva. Si convinse subito che era il posto ideale per un pittore che prediligeva il contatto con la natura, l’aria aperta, il cielo, la campagna. Da qui la decisione di comperare un alloggio in piazzetta, con un piccolo terrazzo dove l’occhio può spaziare dalla penisola al monte. Più tardi affittò anche una casetta sotto il castello Brown, in mezzo agli ulivi, che diventerà il suo studio en plain air, la casa di Faffy, come amava chiamarla. Da quelle balze dipinse la piazzetta, sempre incorniciata dagli ulivi che lo riportavano alla terra d’Abruzzo. Michele Cascella, Michelone come lo chiamavano gli amici, visse lunghe stagioni con la sua prima moglie sovietica, la figlia Annusa, gli amici.

    Portofino Michele Cascella Portofino

    20
    June 2009

    Salvator Gotta amò e visse Portofino.

    Portofino Love Barbara Piazzetta di Portofino

    Tra i suoi tanti ricordi Gotta amava raccontare la sua prima a Portofino. “Ero a Santa Margherita in visita a Pastonchi e al maestro Giordano; nel pomeriggio si decise di fare una passeggiata e, conversando, arrivammo sin dopo Paraggi. Lì uno dei due si fermò per dire: “dopo quella punta c’è un villaggio di pescatori, Portofino, non vale la pena di arrivare fino a là, possiamo tornare“. Passò qualche tempo, questa volta Gotta venne a Portofino invitato da Raffaele Calzini, già giornalista famoso del Corriere della Sera, e qui ebbe inizio l’innamoramento di Gotta, perchè tale fu, per la splendida PortofinoAffittò una casa, il San Martino, che è una villa subito dopo il Piccolo Hotel, dove già aveva soggiornato Hauptmann, il drammaturgo tedesco che abbiamo già ricordato.

    In quell’epoca il suo soggiorno era prevalentemente estivo, in inverno ritornava a Milano, nella sua casa di via BoccaccioCalzini e Gotta cominciarono a scrivere di Portofino sui giornali e a farlo conoscere agli italiani che allora privilegiavano altri lidi: Viareggio, Venezia, Capri. Bisogna ricordare che la nostra riviera doveva la sua fama al buon clima, i soggiorni erano prevalentemente invernali e gli ospiti, nella maggioranza, stranieri. La colonia straniera che aveva scoperto Portofino non amava farlo conoscere.  C’era una sorta di gelosia per una scelta elitaria, per un club molto restio ad accettare nuovi soci tranne pochi genovesi che per il loro traffico avevano dimestichezza con l’inglese e che di questi ultimi condividevano i modi e l’atteggiamento di sufficienza per ogni tentativo d’intromissione.

    18
    June 2009

    Cesare Esposito, l’artista, lavorò a Portofino.

    Cesare Esposito, nato a Napoli, degno erede artistico di Vincenzo Gemito, di Gaetano Esposito e di Edoardo Dalbono, visse e lavorò molto in Liguria e, in particolare, a PortofinoSanta Margherita Ligure.  Come scrisse il suo estimatore e amico Enzo Cochetti: Cesare Esposito è un pittore completo; i suoi mezzi sono efficacissimi, la sua tecnica perfetta, le sue possibilità infinite. Umile contemplatore della natura egli trovò nella riviera ligure la fonte inesauribile della sua attività. Marine deliziose, dense e giuste di toni, tagliate con gusto, sostenute con efficaci contrapposti di luci e di ombre; paesaggi liguri di modi larghi, compendiosi, d’osservazione esatta. In particolare il porto con i pescherecci di una Santa Margherita Ligure d’inizio secolo, le barche tirate a secco, le reti sono il motivo dominante dell’ispirazione e lo caratterizzano in modo dei tutto particolare.

    È un pittore sincero e il fascino della sua arte è il portato della sua semplicità; egli ritrae quanto vede attraverso il prisma della sua sensibilità e sa trasportare il suo modo d’intendere la vita, nel mondo delle forme e dei colori. In molte case di Santa Margherita Ligure è possibile trovare tele a olio e pastelli di questo artista che ha amato Santa Margherita e vi ha a lungo vissuto. Nel “Grand Hotel Miramare”, che è un vanto dell’ospitalità di Santa Margherita Ligure ai forestieri, è esposta una sua grande tela ad olio.

    21
    May 2009

    Portofino ispirò Petrarca nel comporre Africa.

    Non è assolutamente possibile non ricordare Francesco Petrarca fra gli illustri ospiti di Portofino e della Cervara di Santa Margherita Ligure. Sembra che Guido Scettenl’arcivescovo di Genova, umanista, studioso che, come già ho ricordato, aveva l’animo di poeta e aveva deciso di trascorrere la maggior parte del suo tempo in quella splendida località cara requies mea e lo aveva perfino eletta come luogo della sua sepoltura, lo abbia invitato alla Cervara nel 1363Petrarca e Scetten avevano studiato entrambi ad Avignone. L’amicizia fra il grande poeta e l’arcivescovo Scetten è documentata dalla confidenziale espressione del Petrarca nei suoi confronti.   Lo chiamava “il mio Guido” ed è quindi possibile che abbia poetato e conversato con lui o passeggiando nel cenobio, o sul balcone che dominava il mare con bella vista sulla penisoletta di Portofino. Non abbiamo documenti ma è molto probabile che Scetten abbia accompagnato il suo illustre ospite, già incoronato poeta, nel borgo e lo abbia portato nella bella chiesa di San Martino e a quella di San Giorgio, dominante la baia e il vasto mare.

    20
    April 2009

    Don Giovanni d’Austria fu bloccato dal vento

    Don Giovanni d’Austria, figlio naturale di Carlo V, fu il grande ammiraglio che nel 1571 sconfisse a Lepanto la flotta turca. Oltre ai Veneziani, ai Genovesi e ai Pontifici ebbe come alleati i venti, prima il maestrale che spinse le sue galee contro quelle nemiche, poi lo scirocco che impedì alle musulmane di attaccare. Non altrettanto fortunato con il vento fu, tre anni dopo nel 1574, quando, per incarico del Re Cristianissimo Filippo Il, suo fratellastro, doveva recarsi da Napoli a Genova per sedare i contrasti sorti fra la nobiltà vecchia e quella nuova per il governo della città.

    Fu bloccato infatti dal vento contrario a Portofino e fu ospite della Cervara con onorevoli accoglienze. Sembra che egli aspirasse di diventare Signore della turbolenta Genova e, probabilmente, ebbe degli approcci con rappresentanti della nobiltà vecchia, che aveva occupato Portovenere, Sestri LevanteChiavari e Rapallo, terre orientali della repubblica. I soliti fabbricanti di notizie, che esistevano anche a quei tempi, hanno riportato – e l’informazione potrebbe avere un fondamento di vero – che il trentenne Giovanni abbia approfittato, in un porneriggio, della barca dei monaci per andare a pescare le triglie in un punto particolare di cui l’Abate Andrea da Savigliano gli aveva confidato le armie(i).

    20
    April 2009

    Quando Maria de’ Medici arrivò a Portofino.

    Maria de’ Medici, figlia del defunto granduca di Toscana Francesco I de’ Medici, aveva ventisette anni quando la ragion di stato determinò Ferdinando, suo zio, a concederla in matrimonio al quarantasettenne Enrico IV di Borbone, re di Navarra (dal 1572) e di Francia (dal 1579). Papa Clemente VIII aveva annullato il primo matrimonio del re con Margherita di Valois perché quest’ultima, che peraltro, non era riuscita ad avere figli, confessò di averlo contratto per forza. Sposata con il re di Francia a mezzo della procura de Bellegarde, ambasciatore a Firenze, dal cardinal Pietro Aldobrandino, nipote del Papa, Maria s’imbarcò il 13 di ottobre a Livorno su di una superba galea scortata da altre sei del granduca, cinque del pontefice e due dei Cavalieri di Malta.

    14
    April 2009

    Charles Louis de Montesquieu giunse a Portofino.

    Lo scrittore politico francese, che viaggiò a lungo in Europa per osservarne istituzioni e costumi, fu anche a Genova che non giudicò affatto bene. Certo la Superba che si accaniva per mantenere il dominio sulla Corsica, piccola isola ribelle, era la stessa che aveva rinunciato a scoprire e a conquistare l’America e che, nel secolo dei lumi, non aveva neppure una strada per la Toscana. Per raggiungere quel granducato bisognava viaggiare per mare; via terra, con i muli, era oltremodo pericoloso non solo per il rischio di precipitare da qualche passaggio scosceso degli Appennini, ma anche per quello di essere aggredito dai briganti, frequenti un po’ dappertutto su quelle montagne. Charles Louis de Montesquieu soffriva il mare e preferì i muli.

    Perciò il 21 novembre del 1728, quando giunse a Portofino, questo borgo gli apparve benedetto da Dio per una pausa ristoratrice e per una passeggiata sul suo monte. Sicuramente nei tre giorni in cui si trattenne a Portofino s’informò delle condizioni politiche del borgo, dipendente da Genova, per potere dal “piccolo” capire il “grande”. Si fermò a dormire in una locanda dove gustò delle buone triglie, e trovò del buon vino e buon olio. Lo scrittore delle “Lettres persanes“, che poi raggiunse Portovenere si trovò molto bene anche là dove gustò i saporitissimi frutti di mare, ma delle triglie di Portofino ebbe un’impressione particolare se arrivò al punto di celebrarle nel suo “Voyage en Italie”.

    14
    April 2009

    Lo scienziato scandianese Lazzaro Spallanzani.

    Quando sulla spiaggia del Pedale di Portofino Santa Margherita Ligure, vediamo, come tante rane, i sub che s’immergono e fuoriescono dal mare è, per noi della fine del ventesimo secolo, oltremodo potremmo pensare che in quelle stesse acque si tuffava nel 1785 il quarantacinquenne scienziato scandianese Lazzaro Spallanzaniper studiare la necessità del contatto delle uova degli anfibi con il liquido spermatico per la loro riproduzione. Era venuto all’abbazia della Cervara da Portovenere, dove aveva effettuato importanti studi di talassologia. Questo personaggio, grande viaggiatore e attento osservatore della natura nei suoi molteplici aspetti, non molto magnificato dalla letteratura e conosciuto appena dagli specialisti, fu un grande delle scienze sperimentali, antesignano del grande Pasteur, e fece studi sulla generazione spontanea che dimostrò impossibile. Fu quindi un vanto non abbastanza riconosciuto del secolo dei lumi. Tra le sue scoperte l’esame del sistema della circolazione del sangue.

    Era professore di scienze naturali per l’incarico dall’imperatrice Maria Teresa d’Austria. Nell’estate in cui risiedette alla Cervara di Santa Margherita Ligure, ospite del priore, don Benedetto Spinola, unì l’utile al dilettevole, cenando alla buona tavola del cenobio col fresco delle piante secolari, guardando il mare e dilettandosi di colte conversazioni. La mattina riprendeva il lavoro di ricerca e di studio. La scienza è, pertanto, debitrice a Lazzaro Spallanzani di molte sue riflessioni, quali ad esempio, quelle sull’animalità delle spugne e dei protozoi e sul grado di salinità delle acque marine. Il grande scienziato dopo la vacanza, ritornò alla sua cattedra a Pavia, elaborò le sue importanti esperienze, le codificò in opere e non dimenticò mai lo splendido soggiorno a Portofino.

    14
    April 2009

    Henry Alford, il sacerdote anglicano a Portofino.

    Henry Alford, il sacerdote anglicano che con grande minuzia di particolari ci descrisse con penna e matita la costa da Cannes a Genova, fu nel 1868 anche a Portofino. Qui fu ospite del suo connazionale Montagu Brown, console inglese a Genova, nell’antico castello sopra Portofino. Da qui  fecero un’escursione sul monte per goderne gli splendidi panorami, sentirsi parte di una natura incontaminata così diversa da quella inglese, ubriacarsi dei profumi della vegetazione mediterranea. Erano partiti al mattino quando era ancora fresco. Alford, contrariamente all’amico Montagu, pratico della zona, aveva indossato un impermeabile tweed del quale, dopo la prima salita, si era subito spogliato. Camminarono a lungo conversando ed egli tenne sotto braccio il mantello. Giunsero infine a un poggio dal quale si dominava il versante scosceso verso il mare e là si fermarono.

    La vista meravigliosa fino all’orizzonte sgombro da foschia dava adito all’immaginazione, Alford e Montagu Brown restarono a lungo seduti su una roccia quasi come incantati. Ripartirono e, da valloncello a valloncello, percorsero un lungo itinerario. Quando, passato il villaggio di San Lorenzo della Costa, raggiunsero la Ruta, era già sera ed Henry Alford s’accorse d’essersi dimenticato l’impermeabile da qualche parte per strada. “Niente paura” gli disse Montagu “la gente è tutta onesta; l’impermeabile sarà consegnato alle autorità e spedito in Inghilterra”. (1) Come previsto, l’impermeabile, ritrovato da un contadino fu consegnato al parroco di Nozarego, don Bernardo Caffarena, che ne parlò in chiesa. Così mister Brown lo spedì ad Alford a Canterbury in Inghilterra. “Come sono onesti gli Italiani” commentò l’autore di “The Riviera: pen and pecil sketches from Cannes to Genoa” e ancor oggi portofinesi e sammarghentesi non smentiscono questa loro prerogativa.

    14
    April 2009

    Richard Wagner, il compositore romantico

    Nell’estate del 1853 Richard Wagner viveva per la prima volta a Genova l’esperienza mediterranea.

    Era entusiasta della città, dei suoi dintorni, della gente, dell’atmosfera. Lo sappiamo da una lettera da lui scritta alla prima moglie Mirina Wagner: “C’erano alti gli oleandri in fiore, le notti erano divine”. Dalla spianata di Castelletto il panorama del golfo era stupendo: a levante, possente, il monte di Portofino, a ponente la riviera fino ai lontani monti di Francia. Ma, come spesso accade d’estate, il tempo, che da alcuni giorni era stato splendido, cambiò. Il cielo si oscurò in breve tempo, venne il temporale perché si era formata una grande carica di elettricità. Egli fu turbato dall’improvviso mutamento, dai lampi e dai fulmini che si scaricavano sul mare e sul promontorio. Il giorno successivo il litorale fu flagellato da una fortissima mareggiata che suggerì forse a Wagner le note della “Cavalcata delle valchirie”. Da lontano Portofino aveva dunque suscitato forti sensazioni creative nel grande compositore romantico.

    Richard Wagner
    1813-1883

    Portofinoun mondo a parte.

    14
    April 2009

    Alfred Noak, fotografava Portofino.

    Innamorato della bellezza di Portofino, della Riviera Ligure e, in particolare proprio, della Baia di Portofino, Alfred Noak dedicò gran parte della sua vita a immortalarla nella fotografia. Fu un vero principe di quest’arte, allora ai primordi, e siamo a lui debitori di tante vedute di Santa Margherita Ligure e di Portofino. Egli era originario di Dresda, la splendida capitale della Sassonia, chiamata, come è noto, la Firenze del Nord, città che fu completamente distrutta da bombardamenti aerei degli Alleati l’ultimo giorno della seconda guerra mondiale.

    Alfred Noak era quindi amante dell’arte e, come scrive Giuseppe Mercenaro, “… egli portò nell’esplorazione della Riviera la sua formazione. L’occhio si era nutrito della cultura della città d’origine dove pittori, anche veneti, come Bernardo Bellotto, ritraevano la città, i suoi ponti, i suoi parchi sotto un aspetto quasi fotografico …. in Noak il clima e i risultati artistici di Dresda si leggono nel paesaggio della Liguria”. Egli venne nel Nord italia perché in Germania il suo maestro Hermann Krone era troppo noto e l’oscurava; in Italia, invece, e soprattutto in Liguria, dove aprì il proprio studio a Genova, in via del Filo al n. 1, egli sviluppò con successo la sua arte.

    14
    April 2009

    Federico Nietzsche, il grande pensatore a Portofino.

    La patria è nei luoghi dove l’anima è incatenata” scrisse Voltaire, il grande pensatore francese. Federico Nietzsche ci conferma questa affermazione e ci dimostra come ci sia un nesso profondo tra i luoghi che hanno ispirato artisti e intellettuali e le loro opere. Nel suo “Ecce homo” egli definì Portofino un piccolo dimenticato universo di felicità. Il fascino magico di Portofino è mi sogno da svegli! Non molti sanno che qui egli scrisse a Portofino buona parte del suo “Also sprach Zarathustra” (Così parlò Zarathustra). Qui, quando fa l’apologia della voluttà e della sensualità, ci descrive il promontorio in questi termini: “In sogno, in un ultimo sogno mattutino, mi trovavo su un promontorio, al di là del mondo, tnevo una bilancia e pesavo il mondo”.

    Del suo soggiorno a Portofino, che coincise con uno dei periodi più importanti della sua vita, esistono poche tracce, e quelle poche dovute alla sua penna in alcune lettere e in un memoriale. La prima parte dell’opera sopraccitata nacque nel 1883 «nell’insenatura preziosa e quieta di Rapallo, intagliata tra Chiavari e il monte di Portofino». In una lettera del dicembre dello stesso anno, indirizzata a Peter Gast, Nietzsche scrive: «Il mio regno si estende adesso da Portofino a Zoagli: io abito al centro, cioè a Rapallo, ma le mie passeggiate mi conducono ogni giorno ai detti confini del mio regno. Il monte principale di questa zona, a cui si ascende dalla mia abitazione, si chiama Monte Allegro: un buon nome».

    14
    April 2009

    Il Re d’Italia Umberto I di Savoia a Portofino.

    Nel 1879 la linea Roma-Genova, collegamento importante della struttura ferroviaria italiana, era stata completata. Umberto I, da un anno re d’Italia, decise quindi di percorrere l’intero tratto che congiunge la Capitale con la Superba. Nel programma del viaggio era anche compresa una breve sosta nella stazione di Santa Margherita Ligure e quindi Portofino. Il Re conosceva già l’amenità dei luoghi celebrati da famosi scrittori e poeti e amava quella cittadina che gli ricordava il nome della sua illustre consorte. La carrozza reale vi giunse alle 16,45 del I agosto.

    Santa Margherita, alla quale, il 26 novembre 1863 era stato aggiunto l’aggettivo ligure per distinguerla dalle tante altre località del regno dallo stesso nome, era una città ricca, la più ricca con questo nome. Molti emigrati avevano fatto fortuna in America e lo stesso Re potè rendersene personalmente conto guardando alcune belle residenze proprio dietro alla stazione. L’attività della pesca dava poi lavoro a molte persone. Fu così che quando il re chiese al sindaco Gio Batta Raggio: «Cavaliere, com’è la popolazione della sua città? » gli rispose: «Sire, una parte pescatori e il resto ricchi!! ». Nella cittadina però già era iniziato un turismo stanziale invernale d’elite e questo, naturalmente, aveva contribuito non poco ad arricchirla. Margherita di Savoia, Regina Madre dopo il regicidio del 1900, fu ospite di Santa Margherita Ligure e Portofino nel 1904 al “Grand Hotel”, il Palazzo seicentesco che era stato dei marchesi Chiavari, dei Durazzo e che ora i principi Centurione avevano dato in affitto ai Maragliano. Ella alloggiò nella splendida stanza con magnifica vista che fu poi chiamata la “Camera della Regina”.

    14
    April 2009

    Lo scrittore Gerhart Hauptmann a Portofino.

    Il grande scrittore del Naturalismo tedesco Gerhart Hauptmann venne a svernare, ospite degli amici Brown, nel castello di Paraggi nel 1912, quando ottenne, per il suo celebre dramma “I tessitori“, il premio Nobel per la letteratura. Era già separato dalla prima moglie Marie Thienemann, figlia di un ricco banchiere di Dresda, e si era risposato con Margarethe Marschalk con la quale aveva già fatto molti viaggi in Italia. In quell’anno erano anche ospiti di Santa Margherita Ligure all’Albergo Continentale il duca e la duchessa di Sassonia-Coburgo-Gotha.

    Quando soggiornava a Santa Margherita Ligure, Gerhart Hauptmann si recava spesso al Caffè Colombo, di fronte ai giardinetti, con i signori Brown per offrir loro l’aperitivo. Era per lui oltremodo piacevole trovarsi con i suoi amici in uno dei posti più belli del mondo a godersi il sole quando nella Sassonia faceva freddo. Egli si trovava molto bene in quel caffè certamente molto diverso da quelli germanici ma che tuttavia era dotato di tutti quei conforts che la belle époque aveva portato anche in questa parte d’Italia, tanto amata dai tedeschi. Gerhart Hauptmann rimase sempre molto legato a Portofino, a Santa Margherita Ligure e al bar Colombo dove ritornò diverse volte dal 1925 al 1948. 11 titolare del bar Colombo, Renzo Vinelli, che era ancora un ragazzo, ricorda ancora molto bene la figura dello scrittore, e la sua seconda moglie, coetanea di sua mamma Anna, magra e slanciata dai lineamenti aristocratici, capelli nerissimi, che era solita portare un tailleur bianco.

    14
    April 2009

    Rubaldo Merello, ospite di Portofino.

    Rubaldo Merello visse per molti anni prima a Portofino, a San Fruttuoso e poi a Santa Margherita Ligure; sappiamo che la sua cultura era mediocre e sommaria, che non si era mai consolato della perdita di un suo bimbo, e che aveva molte manie: la mania dell’arte, quella della teosofia, della persecuzione (è inutile aggiungere che era misantropo). Tutte le sue manie ci son sempre parse legittime. Ci è parso naturale che la pittura fosse per lui una necessità e che l’esercizio di quell’arte assorbisse la massima parte delle sue energie; c’è parso naturale che cercasse un rifugio e un conforto in una disperata speranza, ci è parso naturale che credesse d’essere perseguitato. Perchè non ha da sentirsi perseguitato un uomo buono e intelligente che s’è fatto della vita un concetto molto elevato, che è sensibile da rabbrividire a ogni mistero? Che è povero e non può vivacchiare d’accordo con tutti? Che fosse un uomo molto intelligente e buono non c’è da metterlo in dubbio. 

    16
    March 2009

    Gilberto Govi a Portofino.

    Portofino Gilberto Govi

    Il nome di Gilberto Govi non è noto soltanto in Liguria ma anche in tutti quei luoghi dove i liguri, hanno portato la loro presenza, la loro genovesità.  Una parlata, che è stata per secoli una lingua, arricchitasi di vocaboli d’ogni parte del mondo, sia antico che moderno (Americhe), è stata rilanciata in tutto il territorio italiano dal teatro di Gilberto Govi. Forse questo personaggio potra interessare poco al lettore non italiano, non tuttavia, in America dove vi sono numerosi discendenti di genovesi emigrati e, particolarmente, in Argentina.  Alla Boca, per esempio, che è II quartiere del porto di Buenos Aires, si parlava fino a poco tempo fa esclusivamente il genovese.

    Gilberto Govi di famiglia emiliana era nato a Genova, dove era cresciuto e aveva assorbito tutte le caratteristiche non soltanto del dialetto, delle tradizioni orali ma anche del comportamento. Per questo motivo è da considerarsi uno del massimi rappresentanti del teatro ligure dialettale. Così come la Perpetua manzoniana è diventata una parola italiana, così alcuni dei personaggi di Govi (macchiette) sono diventati in Liguria, vocaboli del dialetto genovese. La “Giggia“, la moglie un po’ autoritaria simbolo del matriarcato genovese, il “Sandro“, pretendente sempliciotto della figlia e tanti altri.

    16
    March 2009

    Il filosofo Ernst Bloch si fermò a Portofino.

    Ernst Bloch, che frequentò ad Heidelberg quel circolo di studiosi fra i quali troviamo il sociologo Max Weber, Karl Jaspers, l’iniziatore dell’ Esistenzialismo tedesco, il filosofo marxista ungherese Gyorgy Lukaks, fu un grande fiIosofo tedesco d’origine ebraica che si oppose al nazismo e lasciò la Gerrnania per l’esilio in molte città dell’Europa e poi in America. Nel 1927 il fiIosofo si fermò per parecchio tempo a Portofino, in una casetta in collina, con la giovane polacca Karola, di vent’anni più giovane di lui, che diventò poi la sua seconda moglie.

    Ci è riferito che in questa casa ancora non ci fosse l’elettricità e il filosofo scrivesse a lume di petrolio, lampada che lui si portava sempre appresso quando veniva in Italia. E’ vero che il progresso non era ancora così diffuso nel ’27; tuttavia rare erano le abitazioni senza luce elettrica. Evidentemente Diogene cercava l’uomo con la lanterna e lui… con il lume a petrolio.

    16
    March 2009

    Lo scrittore Valery Larbaud soggiornò a Portofino.

    Strano destino quello dello scrittore Valery Larbaud!  Grande estimatore dell’Italia, traduttore di un grande a tore triestino Italo Svevo, è ciô nonostante poco conosciuto in Italia se non in un ristretto cerchio di specialisti della letteratura francese.

    Nato a Vichy net 1881, vi moriva net 1957, colpito da una paralisi cerebrale. La sua vita non fu che un lungo viaggio; grazie infatti a una buona disponibilità finanziaria, potrà concedersi di vivere seguendo i propri interessi, le proprie aspirazioni personali che lo conducono a vagare sotto tutti i cieli d’Europa, immergendosi nella cultura, nei costumi, nel linguaggio dei paesi che attraversava e in particolare in quelli che ama di più: la Spagna, l’Inghilterra e, soprattutto, l’Italia. In questo suo girovagare anche la Liguria e la Riviera di Levante, cui consacra parole di stupita ammirazione quasi riconoscente per tanta bellezza. Soggiorna a Portofino, si appropria del suo dialetto, ama parlare con i locali, percorrere (talvolta via terra, talaltra via mare) il tratto che congiunge Santa Margherita Ligure a Portofino.

    09
    March 2009

    Guglielmo Marconi a Portofino

    Per esigenze di ordine cronologico inseriamo solo ora in questa rassegna dei personaggi storici di Portofino lo scienziato di importanza mondiale, genio della fisica, Marchese Guglielmo Marconi e il mitico yacht Elettra.  II grande benefattore dell’umanità fu molto spesso a Portofino negli anni fra il 1932 e il 1937 e la nave, il cui fatidico nome egli volle dare anche a sua figlia, restò ormeggiata nel porto di Santa Margherita Ligure. Proprio nella villa Repellini del Pedale, a metà strada fra Santa Margherita e Portofino, furono installate da Marconi con l’aiuto del suo assistente, Mr. Gerald Isted, che soggiornava all’hotel Regina Elena – ed in altri Hotels tra Portofino e Santa Margherita Ligure – le prime antenne paraboliche, antesignane della televisione.

    12
    January 2009

    Il pittore Wassily Kandinsky a Portofino.

    Il grande pittore russouno degli antesignani dell’Astrattismo, fu nel Natale del 1905 ospite di Portofino. Non intendiamo qui farne una biografia e, tantomeno, descrivere la sua arte perchè questo è un compito dei critici. Vogliamo invece far sapere che fu grande amante dell’ltalia, dove i genitori lo avevano portato quando aveva solo tre anni. Poi visse in Ucraina con la zia Elisabetta perchè i genitori si erano divorziati e là segui un corso di piano e violoncello e imparo il tedesco. A vent’anni s’iscrisse poi alla facoltà di Diritto dell’Università di Mosca e si specializzò in Economia Politica. Nel 1889 la, Società di Scienze Naturali, d’etnografia e antropologia lo inviò in missione a Vologda dove egli s’interessò all’arte decorativa locale.

    Nello stesso anno si recò all’Esposizione Universale di Parigi.

    Nel 1893 ottiene il posto di assistente al corso di facoltà di diritto romano di Mosca ma nel 1895 scopre i “Mulini” di Monet, rifiuta un posto d’insegnante e parte per Monaco, città d’artisti, per consacrarsi alla pittura, realizzando l’opera Composition VIInella fotoQui incontra nell’atelier di Anton Azbè i suoi compatrioti: la pittrice Marianna Veriovnica di Pietroburgo, che poi si traferirà ad Ascona sul lago Maggiore, Alessio Jawlensky e il pittore svizzero Paul Klee con i quali in seguito fonderà rispettivamente “Il cavaliere bleu” e l’Astrattismo lirico. Nel 1901 è uno dei fondatori del gruppo “Phalanx”, ne organizza dodici mostre, vi conosce Gabrielle Muenter, che diviene la sua compagna, apre una scuola d’incisioni in legno.

    09
    December 2008

    Gabriele D’Annunzio a Portofino.

    Nel mese di febbraio del 1898 Eleonora Duse fu ospite di Portofino. La grande artista cercava, con il riposo, di recuperare la salute compromessa dalle faticose “tournées” teatrali. Tale vacanza rappresentava, inoltre, una parentesi speciale alla svolta che aveva assunto il suo rapporto con Gabriele D’AnnunzioSi erano infatti riconciliati da poco, dopo la brusca interruzione, voluta da lei, a causa del ” tradimento artistico” del poeta che aveva affidato l’interpretazione del dramma “La città morta” all’attrice francese Sarah Bernhardt. II dramma “Sogno di una mattina di primavera”, scritto per la Duse, fu il primo atto di riparazione da parte di D’Annunzio. A sua volta ella aveva compiuto un gesto di buona volontà e di buon gusto seguendo da Roma- via telegrafo- la rappresentazione, causa della separazione.

    II terzo atto era toccato a Gabriele D’Annunzio, che raggiunse Eleonora Duse a Santa Margherita Ligure. In tre sonetti, poi, il poeta lasciò la prova di quel gesto di alleanza amorosa ed artistica, scioltasi nel 1904, quando un altro “tradimento artistico” sfumerà i contorni di quello amoroso. Uno dei tre sonetti, rimasto inedito fino al febbraio dei 1951, pubblicato da Emilio Mariano nella rivista “Nuova Antologia“, è stato composto a Santa Margherita Ligure e merita pertanto di essere qui riproposto. Racchiude, infatti, nelle due quartine il paesaggio del golfo Tigullio in una notte rischiarata dalla luna: un paesaggio probabilmente contemplato da una finestra dell’Hotel Metropole, dove pare abbia alloggiato la Duse. Come si legge negli “Annali di Santa Margherita Ligure” del prof. Attilio Regolo Scarsella, nel febbraio del 1898, nella cittadina rivierasca non c’era ancora l’illuminazione stradale perchè il sindaco, cav. Giovo riteneva che fosse una spesa troppo elevata per il bilancio comunale.

    04
    December 2008

    Guy de Maupassant a Portofino.

    Chi, spinto da sentimenti romantici, raggiunge via nave Portofino e per alcuni brevi istanti, come in una sorta d’incantesimo, prova a contemplare lo spettacolo che gli si presenta, ha press’a poco la stessa visione che si presentò più di un secolo fa a Guy de MaupassantE’ con gli occhi di questo scrittore che si avvicina a questo villaggio senza tempo. Già, senza tempo!! Perché sono le stesse parole di Maupassant che si possono utilizzare ancor oggi per dar forma alla splendida visione: “un piccolo villaggio, Portofino, e allarga come un arco di luna attorno a questo calmo bacino …… ”. Maupassant giunge qui con il suo yacht, il “Bel ami“, nei 1889, e resta come incantato di fronte al verde intenso delle acque, all’anfiteatro ridente delle case, alle barche che sembrano quasi dormire nella tranquillità e nel silenzio dello specchio di mare.

    Ha trentatre anni, lo scrittore, e ha già conosciuto uno straordinario successo, ha già ottenuto onori e ricchezze.
    Allievo del grande Flaubert, fin da giovane ha affiancato alla carriera militare prima, e a quella d’impiegato statale poi, la pratica della scrittura: senza per questo trascurare il divertimento, lo sport (in particolare il canottaggio) e un’intensissima vita sentimentale. Nel 1880, con il racconto “Boule de suife” (L’omaccione), arriva il trionfo. Inizia così un decennio di straordinaria fecondità creativa: ben trecento novelle, sei romanzi (fra cui il celebre “Bel ami”), libri di viaggio, poesie, opere teatrali. La sua vastissima produzione letteraria spazia dal racconto naturalistico di costume all’indagine psicologica, alla scoperta del perturbante nei suoi racconti fantastici, una messa a fuoco sulle inquietudini dell’inconscio.