Le Navi e i Relitti

Portofino, a World apart
    05
    November 2016

    Il relitto del Washington a Portofino

    Proveniente dagli Stati Uniti, e diretto a Livorno dopo uno scalo a Savona, conteneva nelle sue capaci stive un carico tutto particolare fatto di locomotive, vagoni ed altro materiale ferroviario nonché sbarre, lingotti di acciaio e di rame, tonnellate di manganese. Durante la navigazione venne raggiunto da un siluro che, lanciato con tutta probabilità da un sommergibile austriaco o tedesco appostato nelle vicinanze, ne provocò il veloce affondamento. La nave colò a picco immergendosi di prua e, dopo aver fatto un giro su se stessa, si inabissò posandosi sul fondale in posizione pressoché orizzontale, leggermente inclinata sulla dritta. Sul relitto del cargo britannico nel ’36 lavorarono due navi recupero, l’Artiglio e l’Arpione, entrambe appartenenti alla SO. RI.MA. (Società Ricuperi Marini). Gli interventi sul Washington sono stati contrassegnati dal progressivo smantellamento delle sovrastrutture dello scafo e della coperta, un’operazione che ha comportato Io sventramento del piroscafo e l’abbandono tutt’intorno di detriti e rottami oltre ai corpi morti (blocchi di cemento pesanti oltre una tonnellata) delle navi appoggio che ancorarono sulla sua verticale. Nell’agosto del 1926, a livello sperimentale, palombari della So.Ri.Ma. dotati di scafandri Neufeld & KuhnIze vennero calati con successo sul relitto del Washington in vista di analoghi interventi – famoso fu quello del recupero del tesoro in lingotti d’oro e d’argento del piroscafo Egypt affondato in Atlantico  a cento metri di profondità. II quotidiano II Secolo XIX in una sua cronaca (15 gennaio 1936) riporta alcune fasi di un successivo recupero: “L’Arpione inizia oggi lo scarico delle prime 50 tonnellate di acciaio e rame tratte dalla carcassa del piroscafo inglese Washington”.

    02
    November 2016

    La San Silverio affonda a Portofino

    La mattina del 24 maggio 1954 a bordo di una lancetta lunga tre metri nella rada di Portofino giunsero esausti sette uomini. Era l’equipaggio della motonave Silverio del compartimento marittimo di Napoli che dislocava 793 tonnellate di stazza lorda. La San Silverio dell’armatore Nicola Cacioppoli di Capri aveva dodici uomini di equipaggio. Sette di essi, il capitano Giuseppe di Ponza, il nostromo Domenico Santolo, i motoristi Antonio Castagna e Vincenzo Aprea, il cuoco Angelo Vitiello ed il mozzo ventenne Franco Jodice tutti di Ponza, si salvarono in circostanze drammatiche. I corpi dei rimanenti cinque, Alessandro e Giuseppe Feola e Salvatore Vitiello furono rinvenuti in mare durante le affannose ricerche. Una quarta salma, recuperata a sera, apparteneva al marinaio Pasquale Sorrentino di 22 anni di Portici. Risultò disperso il capo macchinista ventiquattrenne Italo Vital di Venezia.